Il Senso di Colpa

Esco e torno sempre da sola. Di giorno, di sera e di notte. Sono sempre molto attenta, tutti i 6 sensi sull’attenti, telefono sempre in mano e mi spuntano anche gli occhi dietro. Da un po’ non metto neanche più i tacchi, e le poche volte che li metto, ho della scarpe da ginnastica nascoste in borsa. 

Un po’ di tempo fa vengo invitata ad un compleanno. Quindi, mi lascio andare un po’. Lo faccio perchè sapevo che sarei stata riaccompagnata a casa, e abbasso la guardia, di qualche senso probabilmente. Faccio anche un po’ più tardi del solito. Fautrice del andare a dormire per le 23.30 massimissimo.

Il giorno dopo, non trovavo un airpod e la patente. Com’è possibile! Panico. Io non perdo mai niente. Mai. Andavo di corsa, avevo dormito poco, ma ribalto cmq tutto il vestier. Quella sera non avevo la mia ‘nerver full, never end, never find’, ma una pochettina. Senza tasche. E li dentro non cera niente. Ribalto il cesto della biancheria, controllo le tasche della giacca. Niente. Nada. Nicht. Nothing. Frustrata e arrabiata, vado in ufficio.

Dopo un paio di giorni in cui non mi davo pace per il senso di colpa, mi calmo e mi perdono. Mi guardo allo specchio e dico, ok, pazienza, andiamo a fare la denuncia.

Ma possibile… tu non perdi mai niente (ecco il senso di colpa che riaffiora bastardo) e mi giro e vedo nascosto dentro i petali di un fiore di carta decorativo il mio airpod. E sotto sotto mi dico, vuoi vedere…. riapro la borsa e in una piccola scucitura si era incastrata la patente.

Mi ero lasciata andare, per una volta.

Poche settimane dopo, ad un evento che organizzava il mio team, serata in “discoteca” per una cena di Natale, le persone si sono lasciate andare decisamente un bel po’. Ed era giustissimo così, dopo tre anni di lavoro e rapporti online. Mentre sono sul palco a monitorare cose, un ragazzo mi si avvicina e mi da un porta carte di credito con un sacco di documenti, di quelli piccoli, che usi quando decidi di vestirti da Donna e non da Supereroe Nija di tutti i giorni. C’era un documento con una foto, lei giovane e rossa, la giro a tutti nel gruppo whatsapp di lavoro, ma nessuno si palesa a reclamarli.

Alle 2.30 mandiamo tutti a casa con non poca difficoltà. Il defluire richiede un po’ di tempo, un po’ di pazienza e tanta psicologia. Quindi, io non ho mollato la nave, ma i miei piedi stavano abbandonando me, maledetti tacchi. Mi siedo per terra osservando cose e in attesa di mettere i sigilli. 

Alle 3.20 in procinto di svenire dal sonno, vedo una ragazza in ginocchio che piange a dirotto, accerchiata da alcuni amici e colleghi immagino, che provavano a consolarla. Quindi mi alzo, per l’ennessima seduta di psicoterapia della serata e i miei sensi fanno click, rossa, vuoi vedere che…. mi inginocchio vicino a lei e le dico, hai perso dei documenti? Le s’illuminano gli occhi di speranza. Le chiedo il nome (il codice fiscale mi sembrava troppo e la foto bastava), le restituisco i documenti. Scoppia a piangere di nuovo.

Mi avvicino ancora di più, non so quanti anni abbia, ma ecco che l’istinto da mamma chioccia mancata, fa sì che le racconti della mia esperienza di qualche settimana prima, e le mie parole e i miei occhi dicevano che la capivo benissimo, che non era tanto lo sbatti di dover denuniciare e rifare tutto, ma proprio quel bastardissimo senso di colpa che le persone, ma sopratutto alle donne abituate a tornare a casa da sole, le colpisce dritto allo sterno, e le fa barcollare. Mi fa cenno che era proprio cosi. Le miei ultime parole a quella ragazza sono state, NON è colpa tua. Ma forse stavo solo parlando con me stessa.

Si rialza tranquillamente, con ancora qualche singhiozzo in gola, ma bellissima nei sui tacchi 12cm, e no, non barcollava, era lucida.

Si era solo lasciata andare ad una festa. Aveva allentato i sensi.

Ma noi no. Perchè noi non possiamo permetterci di lasciarci andare, non possiamo. Non è decoroso, ma sopratutto, è molto più pericoloso di quanto si creda.

Portiamoci a case delle cose: la prima, che rabbia e frustrazione non ci fanno essere lucidi, meno dell’alcol a volte; la seconda, che i sensi di colpa non servono a molto in effetti; quella più importante, anche se siete stanchi, guardatevi sempre intorno, che a volte la vita, dà l’occasione di dare e ricevere nelle maniere più inaspettate.

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