Lasciarsi a 40 anni, check.

il mondo: Come ti senti? 

io: Bene, ora bene.

il mondo: Sai che c’è una mia amica che in meno di un anno ha conosciuto uno, si è sposata e ora è incinta?

io: Azz. Che culo. (ndr. E sti cazzi?)

No. Non racconterò la mia storia, quella la conoscono tutti quelli che l’hanno vissuta con me, ed è bello così. Racconterò invece di come mi sono sentita quando l’ho comunicato al mondo.

Lasciarsi fa schifo. A qualsiasi età, ecco, ma a quarant’anni è diverso.

Quando mi sono lasciata l’ultima volta, ai 31, dopo una relazione durata 10 anni e parecchi di convivenza, la gente mi guardava strano. Avevo già amici che si erano sposati, che avevano figli. Superata la soglia dei trenta, per tutti era una conseguenza ovvia: matrimonio e figli.

Eh, no. A quanto pare, no, non cosi ovvia. 

E invece io, dopo 10 anni di relazione ho detto, io scendo qui.

Ricordo ancora mia nonna che quando le ho detto, No’, eh niente non è andata. E lei, che per lei i 31 era un età già pensionabile, mi ha detto, eh certo, con quel carattere che vuoi farti tutto da sola. Appunto. Poi arrivò mia madre con il carico da 100, involontariamente. Amore mio, dai sei così giovane, grazie mamma (io), poi ci ripensa e chiude, beh, io alla tua età avevo già tre figlie, eh…

Grazie mamma. Ci facemmo una grassa risata.

Poi arrivò, Papà, vabbeh dai, però io non cambio assicuratore te lo dico? Tutt’apposto.

E poi gli amici, ma noooo, ma come, eravate così belli? Stavate così bene insieme! Scusate se sono ripetitiva, ma no, a quanto pare no, grandissimi osservatori.

A 40? Eh a 40. 

A 40 (ho già detto 40?) l’ho fatta proprio bene. Anzi, l’abbiamo, eravamo in due. Ci siamo lasciati, tecnicamente lui, ma di fondo c’era un tacito consenso che ho capito solo poco dopo. Ci siamo lasciati quindi, nella settimana dei nostri compleanni, poco prima di Natale e nel bel mezzo di una meravigliosa pandemia. Già così fa ridere! 

No, non racconterò la mia storia, ma racconterò di come mi sono sentita, perché si, avete letto bene, come mi sono sentita e non come mi hanno fatto sentire. Solo tu puoi permettere agli altri di farti sentire in un modo o in un altro. 

Superato lo shock della prima settimana, gloriosamente senza alcol ne goccine miste di ansiolitici o eccitatori, mi sono guardata allo specchio, ho aperto una birra, mi son guardata dritta negli occhi e mi son detta: COL CAZZO! Questa volta non dico un cazzo a nessuno!!! Men che meno alla mia famiglia! Almeno non subito, tanto siamo tutti chiusi dentro casa, entrando nel secondo lockdown, chi vuoi che se ne accorga? (anche voi scandite il tempo degli ultimi due anni in lockdown?) 

Io mi faccio i cazzi miei, ancora per un po’.

No. Non era perché soffrivo, non era perché mi dispiaceva, e non era neanche perché piangevo. Era proprio perché non mi andava di sentire quello che avevo già sentito a 31 anni, anche ai 40, amplificato per n periodico, soffrendo e piangendo. Al primo: ma come mai? Stavate così bene insieme?! A costo di sembrare ripetitiva, evidentemente no. 

Se a 31 i miei amici erano sposati e con figli, figurati a 40!! E, che anche se i 40 sono i NEW 30, e io me ne sento anche meno, dove ancora non tutto il corpo si è abbandonato alla inesorabile forza di gravità, dove reggi meglio l’alcol che le persone in maniera consapevole, lasciarsi a 40 anni è socialmente INcomprensibile.

Lasciarsi è un lutto, e attraversa varie fasi, negazione, rabbia, patteggiamento, accettazione, a volte anche la depressione. Tranquilli non nel mio caso, ma può capitare, e quindi questa volta mi son fatta i calorosissimi cazzi miei per un po’ e ho chiamato la mia psicologa. Diciamo la verità per una volta a noi stessi, se dovevo piangere e distruggermi, almeno facciamolo in modo che abbia un senso, costruttivo. Esatto. RICOSTRUZIONE. 

Non vi dirò tutte le cose socialmente ovvie che mi sono state dette in quest’ultimo anno, che vanno dallo stare insieme è sacrificio e impegno, al datevi un po’ di tempo, passando per bisogna venirsi incontro (grazie al c….!), con una nota di pena mista a dispiacere, ma su una, mi voglio soffermare: i figli.

Fare figli è socialmente “aspettato”. E con questa frase, lo so che vi sono venuti in mente tutte le cose che avete sentito, letto, dibattuto sui social o seduti intorno ad un tavolo a cena. Quindi non starò qui a ripetere, ma credo che, se un valore imprescindibile della mia vita fosse stato essere mamma, probabilmente ci sarei riuscita, o forse no, ma io non ci ho neanche mai provato a farlo un figli*. Mai. Neanche a parole. Tempismo, compagnia, imprevisto, coraggio. Forse tutto o forse niente. 

Ora, a 41 anni, quando dico, non so se avrei il coraggio di mettere al mondo un creatura, mi si risponde, i 40 sono i new 30, non lo sai?! Ma io non parlo dell’età, non dell’orologio biologico, ma proprio dico che avere figli significa essere socialmente OK, esattamente come non averli, non poterli o non volerli, o almeno dovrebbe esserlo. E io, a 40 anni, mi sono lasciata. 

Personalmente non vengo a dirvi come mai hai avuto un figlio, o come hai trovato il coraggio, vi dico che sono felice e per me restate degli highlander bada bene. E seguo da vicino tutte le vostre crociate, una mamma è stanca, non devi chiederle ma fare (non devi dirle come però), però tu non hai figli, e se ne hai uno non ne hai due (quindi non puoi capire), latte si, latte no, svezzamenti.

Montessori flagellami.

Alla luce di tutto ciò, non capisco perché dobbiate venire da me a dire che c’è tempo ancora. Il tempo lo decido io. Almeno il mio.

A 40, single e senza figli, senza un matrimonio alle spalle, la società ti incolla un bellissimo QR code sul tuo scintillante fondoschiena che dice: consumare preferibilmente prima di. E da questo non si scappa.

Non che me ne freghi molto, ma mi sono sentita bollata.

Veronica, 41 anni, single, lasciata a 40

Ps. amici e parenti, non prendetevela sul personale, siete stati la mia forza, e lo sarete sempre. Rassicuro tutti che a Nonna questa volta, non è stato detto niente. E’ rimasta traumatizzata allora, e poi, non ha ancora capito come mai io abbia lasciato Roma (preferendo Milano!!!), e visto che stava per soffiare le 100 candeline, non avrei mai permesso che non ci arrivasse per colpa mia (da poco ne ha soffiate 101. Rimarranno lei e la Regina Elisabetta ve lo dico!). E per tutti, lo psicologo lo consiglio a tutti, in qualsiasi contesto e momento della vita, ma se proprio devo essere sincera (e voi meritate la mia sincerità visto che in molti mi seguite dal 2009) ho voluto accanto a me la mia psy proprio per poter mandare a quel paese con consapevolezza ed eleganza, tutti quelli che hanno provato ad appiccicarmi quella data di scadenza sul fondoschiena. Ecco. Questo è solo l’inizio.

Quasi dimenticavo…

Buon San Valentino a tutti.

9 pensieri riguardo “Lasciarsi a 40 anni, check.

  1. …quando dici “non so se avrei il coraggio di mettere al mondo una creatura”… personalmente penso che se almeno la metà della popolazione mondiale si fosse fatto passare almeno 1 volta x l’anticamera del
    Cervello questo quesito, probabilmente avremmo vissuto da anni in un mondo migliore🤷‍♂️
    🤟😉😜👊

      1. …personalmente non conosco persona al mondo a cui le cose “siano andate liscissime”😉👌le vite degli altri appaiono sempre più patinate e splendenti della propria🤟

      2. Concordo, però… (c’è sempre un però)….
        Alcuni ne sono consapevoli, altri meno, ma i peggiori non se ne accorgono proprio. E fanno danni 😉

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