Quello che ho capito da questa pandemia (365 giorni)

Speravamo di uscirne migliori. Lo speravamo tutti. Forse.

Chi era buono, ha fatto del bene. Chi era cattivo, lo ha dimostrato. Chi era soddisfatto, è cresciuto ancora di più.

Che era frustrato, si è sfogato sugli altri.

Quello che ho capito da questa pandemia è che non siamo cambiati, come di norma non si cambia spesso nella vita. Pensavamo di uscirne migliori ma ne siamo usciti solo noi. Noi, potenziati.

Credevo che il maggior tempo a disposizione che inconsapevolmente ci siamo ritrovati, lo avremmo saputo gestire meglio.

Leggendo di più. Studiando qualcosa di nuovo. Approfondendo magari le nostre passioni.

Non vi dico studiare l’inglese, sarebbe bastato l’italiano.

C’è chi si è adattato, cercando di tirar fuori il meglio dagli altri ma sopratutto da se stessi. C’è chi ha provato ad aiutare, a capire, a sostenere. C’è chi ha lottato con tanta fatica. C’è anche però chi ne ha approfittato, chi ha affondato, chi ha distrutto.

Questo bisogno irrefrenabile di commentare, senza capire. Non per condividere i pensieri (cosa che sarebbe sicuramente stimabile) ma proprio per giudicare. Per far sentire quella persona inopportuna.

Pensate di avere la verità in tasca e invece i più, sono soggiogati dalle poche informazioni, manipolate, di parte, che decidono di farci avere, di farci leggere. Pochi dedicano tempo a capire se sono vere, se sono fondate o filtrate. Siamo figli di una società che poggia su un senso civico, religioso e morale del medioevo. Pensate che il vostro commento numero 1238 abbia un senso? e le 13 interazioni con la vostra opinione? E sopratutto i finti scazzi di diversità di opinione che finiscono con: “no, dai, proprio tu non puoi pensarla così! penso che tu sia un cretino ma sai che ti stimo.” Ecco no, non la stimi quella persona. non la stimi per niente. Ha delle opinioni diverse dalle tue, tu ti sei sentito chiamato in causa a commentare, perché colpito nel profondo? Probabilmente si. La prossima volta alza il telefono e chiama quella persona e risolvi. Se non ne senti il bisogno di alzare il telefono, probabilmente quella persona non è importante.

Al momento di questo post nel mondo siamo 7.847.459. e tra morti e nascituri se ne aggiunge più o meno uno al secondo, quindi fin quando leggerai questo articolo ne saranno nati almeno altri 86.400 ogni 24 ore. Sei proprio sicuro che la tuo opinione cattiva, arrabbiata e volgare conti davvero così tanto? Avanti scrivi un libro, e vediamo se lo comprano.

La gente si vergogna di più del suo corpo che della sua mente.

ndr

Amaruitudine. Ma viva l’autostima!

Vi svelo un segreto, esistono mille modi per non leggere più quello che non condividi: tipo non seguire più. 

Siamo stanchi di messaggi brutti, aggressivi, violenti. Abbiamo bisogno di gentilezza, di bellezza e di umanità. E dovremmo tutti, farli vergognare e poi bannarli dalle nostre vite.

Io l’ho fatto. Messaggio violento, sgarbato o arrabbiato: non ti seguo più o ti muto per 30 gg. Fallo anche tu e così ci risparmi i tuoi commenti che vagano 1/su quasi 8 miliardi di persone, a breve. E no mi importa se a te non frega niente se non ti seguo, figurati a me.

Abbiamo subito un trauma enorme.

Siamo economicamente, socialmente e psicologicamente traumatizzati. Tutti.

C’è chi ha reagito e chi si è lamentato.

La pandemia ci ha insegnato che lo stress va accettato, compreso e gestito. Chi era forte prima si è rafforzato, che era debole si è indebolito.

Non venitemi con massime esistenziali di “c’è chi non poteva fare altrimenti”, perché lo stato, perché i soldi, bla bla bla… E’ una crisi mondiale, dobbiamo solo cercare di fare del nostro meglio.

I rapporti professionali, familiari ed emotivi, sono stati esasperati, e quelli che erano forti prima si sono rafforzati, quelli che non lo erano, si sono allontanati, indeboliti o, nel migliore dei casi, persi.

Quello che ho capito è che l’abito non fa sicuramente il monaco, ma se l’abito, sono le persone che ti circondano, allora un po’ si, lo è.

Quello che mi ha insegnato questa pandemia, è stato ad accettare quello che non potevo gestire, ma ad agire con quello che sapevo. Sicuramente non a sindacare su quello che non è di mia competenza.

Questa pandemia ci ha insegnato che il web è finto, è ignorante, è noioso. Le persone spesso sono una serie di copia e incolla e che si appropriano di pensieri altrui, perché loro non ne hanno. Le persone hanno smesso di allenare la mente e sono lobotomizzati a ripetere i pensieri degli altri.

Sono pochi quelli originali, curiosi. Questa pandemia mi ha insegnato che là fuori ci sono persone interessanti che il web non lo frequentano.

Il web però è anche una fonte infinita di informazioni per chi sa cercare.

E’ una crisi mondiale, dobbiamo solo cercare di fare del nostro meglio. Aiutare e migliorarci, non cambiare, ma crescere.

Questa pandemia ci ha svuotati finalmente, e ora è arrivato il momento di riempire.

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