La ruota gira, per forza o per inerzia

Io questo duemilaeventi voglio che finisca.

Si, tutto attaccato. Si, in lettere. Il numero non riesco più a scriverlo.

Quest’anno lo ricorderò come l’anno dell’incertezza.

Aspetti sempre che qualcuno decida per te, ti dica cosa fare.

Per uscire di casa.

Per smettere di usare la mascherina.

Per sapere quando potrai tronare in ufficio.

Per sapere quando tornerai a ricevere il tuo stipendio.

E sapete cos’è la cosa brutta? E che per queste cose non potevi davvero farci niente tu! Devi aspettare e basta.

Non sto parlando di cosa mangiare sta sera, cosa mettersi domani o iniziare finalmente quel libro. Sto parlando proprio di cose che esulano dalla tua sfera decisionale e che mai come quest’anno mi sono resa conto influiscano sulla vita. Almeno la mia.

Io sono la fautrice del “Dite le cose”. Anche se sono difficili, anche se sono brutte. Non sto dicendo di dire qualsiasi cosa, e se avete letto La verità fa più bene a chi la dice che a chi la ascolta, lo sapete bene come la penso. Qui sto parlando di dire le cose come stanno! Perché in questo sono brava: sapere, analizzare, calcolare, soppesare (pro e contro) e poi pianificare e agire.

Fermarsi e ripartire.

Invece in tutto quest’anno nessuno diceva le cose. Non per cattiveria (forse), perché non lo sapevano (forse).

E poi non c’ero solo io: la mia famiglia, il mio compagno, gli amici e i miei colleghi. Roba che non ci ho dormito la notte a volte. E niente.

Dovevo aspettare che passasse. A volte bisogna solo aspettare che passi.

E allora perché mi sono affannata così tanto? Perché ho continuato ad andare così al 1000 per 1000? Perché in questo raro caso, rarissimo caso direi, non potevo farci niente. Fermarsi per me era inutile. Io mi fermo solo per analizzare, calcolare, soppesare e poi agire.

Tutti mi chiedevano cosa avrei fatto quest’estate, e io: niente. Non ho voglia di fare niente. Non ci sono i soldi, c’è troppa gente in giro, e poi il coviddi si e il coviddi no, e poi, e poi e poi…..

Dentro di me queste vacanze non me le meritavo proprio.

Invece mi hanno portato via da Milano. Via da casa per 5 giorni. Perché a casa hai mille cose da fare, che sono le stesse che dovevi fare a gennaio di quest’anno e che avevi inserito nella lista dei buoni propositi e nelle ansiosissime liste To Do. E allora mi hanno portato via di Milano.

E ho capito che, se anche non hai tutte le risposte, bisogna staccare. Sopratutto se non hai le risposte e non puoi farci niente.

Questo è il posto dove sono finalmente riuscita a staccare, a fermarmi, a riuscire a respirare.

Chiavari.

Andateci perché è magica.

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