La mia agenda. Non è questione di tempo libero, ma di organizzarlo il tempo libero.

Lo sapete qual è la prima cosa che mi sono detta quando avevo realizzato che mi ero licenziata?

Non ho pensato a come avrei vissuto.
Non ho pensato a dove sarei andata.
Non ho pensato a cosa sarei diventata.

Mi sono detta: “Finalmente avrò tutto il tempo per fare le cose che piacciono a me.”

E invece…

Molti lavori sono stressanti, impegnativi e inglobanti, ma il mio è veramente imprevedibile.
Soprattutto se lavori per una società di comunicazioni ed eventi come quella dove lavoravo io, e soprattutto se devi gestire un team di 20 persone.

Gli imprevisti erano all’ordine del giorno: gare vinte in corsa, eventi richiesti all’ultimo, una ricerca per un cliente consolidato, perché comunque ti entrano nel cuore. Allora prendi, ti siedi, respiri e…. Stravolgi tutto, e tutti. Ci pensi, riassegni compiti, pensi alle loro e alle tue esigenze, alle aspettative, agli obiettivi che ognuno si pone.

Non ci sono sabati, domeniche, vacanze e ponti che valgano quando ami il tuo lavoro, però poi alla fine, comunque, ti pesa.

Anche se una delle mie massime è: “Ragazzi! Ricordiamoci che noi non salviamo vite!”

Niente non ce la fai. Guardi le tue mani sulla tastiera e dici: “si, sono un neurochirurgo!”

Jajajajajajajaja. Non è vero, ma la sensazione è quella.

Quindi, una volta capito di essere finalmente libera di poter gestire il mio tempo, tutto il mio tempo, ero convita di riuscire a fare tutto quello che non ero riuscita a fare mentre lavoravo.

Convintissima!
 
E invece…

E invece ti ritrovi a voler fare troppe cose e non trovare comunque la maniera per farle tutte.
Almeno così è capitato a me, ed è una sensazione brutta e frustrante.

Ti guardi allo specchio e ti ripeti: “Dai! Domani andiamo alla Fondazione Prada!” Sono almeno 6 mesi che vuoi andarla a vedere!”, o “Ora andiamo da Ikea e compriamo quella scarpiera perché non possiamo vivere con tutte quelle scarpe in mezzo alle scatole, non credi?”

E invece….
 
Ti ritrovi sdraiata sul divano. E non sai da dove cominciare.

Passano i giorni, le settimane e i mesi, e in ogni caso non sei riuscita a fare quello che per tanti anni (dando la colpa al lavoro) non eri riuscita a fare.

Mi sono chiesta allora: era veramente importante per me farlo? E, se avessi dato la colpa al lavoro per non averle fatte, ma in fondo, poi, c’era qualcosa che non andasse in me?

E allora ho deciso di fare quello che mi riesce meglio: fare liste, organizzarmi il tempo sistematicamente. Anche se poi rimando tutto.
Mettere nero su bianco i miei bisogni i miei stand by, le mie desiderata.

Da sensazione di ordine.

Ci ho messo quasi un anno ma ecco a voi un’anteprima in foto della mia nuova agenda.
Personalizzata su di me ma ci sono mille soluzioni.

Qui trovate un habit tracker perché non capisco mai quanto tempo dedico hai miei bisogni.

Un overview annuale, mensile e poi la settimana

E i buoni propositi non finiscono qui! Stay tuned!

Solo un ultimo consiglio: non si può fare tutto, e quando sono troppe le cose che avete accumulato sceglietene 5 e mettete una bella freccia alle altre, rimandatele a quando queste 5 sono state flaggate! Altrimenti vi ritroverete sul divano, come me, a non sapere da dove cominciare e rimanere più immobili di prima.

Con un senso di frustrazione che solo le cose non dette o non fatte ti lasciano.

Almeno prima c’era il lavoro, direte, ma non è così.

Vi dico solo che è passato quasi un anno e non sono andata a vedere la Fondazione Prada e non ho comprato la scarpiera.

Pessima.

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