Predico bene e razzolo male? No. Ma ho dato le dimissioni in tronco.

Ho fatto proprio quello che non si dovrebbe mai fare.
Ho fatto esattamente il contrario di quello che ho sempre consigliato.
Ma neanche consigliato, preteso!

Ho dato le dimissioni. Ecco. In tronco.

Vi spiego. Da sempre, sono stata la sostenitrice numero uno di: il lavoro si trova da impiegati.
Ogni volta che qualcuno mi veniva a chiedere consiglio, amici, nemici, colleghi, perché non erano più soddisfatti in una delle 3 conditio sine qua non che per me sono fondamentali per la soddisfazione nella sfera lavorativa, gli ripetevo: il lavoro si trova da impiegati.

Volete sapere quali sono?

1. Soddisfazione Personale
2. Soddisfazione di Carriera
3. Soddisfazione Economica

Vado in senso inverso all’importanza che per me hanno per semplicità.

Economica. Ovvio. Fare le capriole alla fine dell’anno perché ti puoi permettere tutto quello che desideri, vacanze, vestiti, uno stile di vita consono al tuo o superiore, investire in una casa, viaggiare, mangiare nei ristoranti che hai sempre voluto. Coltivare e vivere le tue passioni, insomma. Ovvio che questo è gratificante, ma non basta.

Carriera. Spesso l’opportunità di carriera è allettante. Vuoi per esperienza, competenza o opportunità future. Crescere all’interno di un’azienda, scalare vertiginosamente le posizione è elettrizzante. La salita ha un sapore unico. Un’adrenalina incredibile, ma non basta.

Personale. Ecco qui arrivano le frizioni, i contrasti. Tra i tuoi valori, le tue aspettative, i tuoi sogni.
Complicato vero? Bene E’ qui che si volge il contradittorio.

Ecco queste sono le 3 cose fondamentali per sentirsi pienamente appagati in una situazione lavorativa.
Può mancarne una, ma sentirai sempre che ti manca qualcosa.
Se ne mancano due, inizi a vacillare.
Quando senti che tutte e tre non ci sono, è proprio lì che l’insoddisfazione massima ti centra il centro dello sterno e ti leva il respiro. Tutto vacilla e inizi a dubitare di ogni tua convinzione.

A una breve e superficiale analisi, soprattutto per chi è dipendente, potrebbe sembrare colpa del datore di lavoro. E invece…
Non è così. Fidati, non è così.

Ecco queste tre aree sono un aspro confronto di valori personali, tempismo e opportunità, all’interno di un gioco molto complesso.
Aspettative?
Sopravalutazioni?
Incomprensioni?

Ognuno dovrà scavare affondo per capire cos’è successo e il perché si è creata questa situazione, in cui a un certo punto ti guardi allo specchio e ti dici: ok, così non va più bene!

Vi racconto la mia storia.

Amo il mio lavoro. Questo non si discute. Mi viene facile, quasi come respirare.
Ah, scusate, sono un Event Executive.

Colleghi, avete presente quella situazione, dove ti chiedono: “ma tu cosa fai?” e tu rispondi: “faccio grandi eventi” , ma nella tua testa pensi che forse avresti dovuto dire, comunicazione, produzione, Bid, congressi, amministrazione, business plan, commerciale, formazione e un altro milione di cose, e il tuo interlocutore ti risponde: “ah, fai feste!”

Ecco, non proprio. Ma sì, in effetti, il mio lavoro è una festa!

Una volta a una cena di un mio caro amico, una persona ha avuto il coraggio di dirmi: “Anche io! Organizziamo eventi benefici in discoteca. Beh, più o meno, lo stesso, no?” all’epoca avrei voluto azzannargli la giugulare, ma non lo feci, per superiorità. Oggi, in effetti, NO! Non è lo stesso, ma l’impegno va comunque gratificato.

E io, i miei tre capisaldi li avevo ben presenti sin dall’inizio.
Soldi.
Carriera.
Privato.

Nel mio caso per avanzare in ognuno di loro ho dovuto, a momenti alterni, sacrificarne un altro.

Il mio maestro, mi aveva ben avvisato che la mia natura era in conflitto tra questi tre obiettivi e che prima o poi uno di loro avrebbe preso il sopravvento. Perché, forse sarebbe stato il più importante per me, ma questa è un’altra storia.

Avevo un sogno da libera professionista, che per amore o coincidenza ho mollato per entrare in una grande azienda del settore.
Ma ho lasciato quell’amore, per la carriera e il personale. – privato + carriera.
Poi, levato il privato, ho trovato solo + carriera e + soldi.
Poi un trasferimento per + soldi e + carriera, ma sempre meno privato.
Finché non sono arrivata al punto:
Soldi? STOP!
Carriera? STOP!
Privato? STOP! Il vuoto.

Eh già, brutta situazione. Vero?

Beh, devo ammettere di si.
Si ha paura? Si.
Si è terrorizzati? Si.
Si poteva far altrimenti? No. Non nel mio caso.

Ho capito dentro di me che la mia natura, i miei valori più profondi, sono poter essere di aiuto, di esempio, di sostegno per altre donne che come me si trovano davanti a scelte del genere.
E mi avevano anche avvisato, ma bisogna anche provare le cose sulla propria pelle no?

Carriera.
Soldi.
Privato.

Eh si, ho fatto proprio l’opposto di quello che ho sempre consigliato.

Direte: “predichi bene e razzoli male!” No, ho solo capito che ognuno di noi ha delle possibilità che deve poter valutare e soppesare. Vivere e sopportare. Capire e soprattutto amare. Altrimenti si vive di se e di ma.

E la mia è stata quella di fermarmi e respirare, tra un boh e un mah.

Ma quando l’unica soluzione che hai è mettere un punto e premere invio per andare a capo, lo fai e basta.

To be continued.

3 risposte a "Predico bene e razzolo male? No. Ma ho dato le dimissioni in tronco."

  1. Ciao Veronica, mi sono imbattuta nel tuo blog per caso…abbiamo un’amicizia in comune e il titolo del tuo post mi ha colpito! Io sono in una fase totalmente opposta alla tua, alla ricerca di una collocazione lavorativa dopo aver dato una gran fetta di me alla famiglia che ho deciso di mettere su! Penso che tu abbia avuto un gran coraggio e una gran forza….probabilmente avrai delle motivazioni talmente alte ed importanti che questo tuo passo indietro sarà stato vissuto come una liberazione! Ti faccio i miei migliori auguri e ti seguirò…abbiamo la passione del cibo in comune e, quello che era il mio lavoro, era molto vicino al tuo!

    1. Grazie Giulia! Continuerò a scrivere perché spero che le cose che ho vissuto io possano aiutare a riflettere qualcun altro, se non farlo almeno sorridere. Ti seguirò anche io e… Viva il lupo! Per entrambe

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