Io la violenza l’ho sempre fiutata.

Io la violenza l’ho sempre fiutata.

Da piccola non sapevo neanche fosse violenza, ma improvvisamente mi si rizzavano i peli, mi veniva la pelle d’oca e poi mi iniziava a pulsare la giugulare. Forse per difesa, forse per impotenza, probabilmente rabbia. Sicuramente ribellione.

Già da piccola la violenza la percepivo. L’ho sempre fiutata, da lontano.

Poi ci ho sbattuto le corna, ma questa è un’altra storia.

Ho cercato un modo per difendermi da questa sensazione e la soluzione che trovai fu: non farti notare. Ridimensionati. E se poco poco fiuti il pericolo, svicola, fuggi. Purtroppo è un meccanismo di difesa che troppi scelgono.
Chi mi conosce, però, sa che il mio carattere poco concilia con questo comportamento.

Infatti ora la violenza la combatto, ogni singolo giorno della mia vita, contro piccoli gesti quotidiani, contro le parole, contro gli sguardi, a testa alta.

Ormai siamo tutti consapevoli, o dovremmo esserlo, che la violenza non è un occhio nero, uno stupro o un assassinio. Non è una guerra, il terrorismo, o una pazzia (lo chiamano raptus!).

La violenza, purtroppo, ha sempre e solo la stessa radice: impotenza e potere.

La violenza si può combattere, con la cultura: istruzione e informazione.

Parlo di violenza: non solo degli uomini verso le donne, ma anche delle donne verso le donne. Dei grandi verso i piccoli. Degli umani verso gli animali.

Ma oggi è il 25 novembre, e quindi, per quelle 6milioni e 788mila donne che secondo l’ISTAT hanno subito un qualche tipo di violenza “accertata” fino a giugno 2015, dobbiamo combattere. Per le 152 donne uccise nel 2014, dobbiamo combattere.

Ma sopratutto vi chiedo di combattere per tutte le altre, che hanno avuto la fortuna di non essere “censite” ma che subiscono avendo paura ogni giorno. Senza farsi notare, cercando di ridimensionarsi per non essere ferite.

Nei prossimi 365 giorni, combattiamo. Parliamone. Osserviamo le donne che ci circondano, a cui vogliamo bene. La violenza non è normalità, non è una regola sociale, non è religione. E l’impotenza e la brama di potere, prima o poi sfocia nella violenza, sui più deboli, sulle donne, sui bambini, sugli emarginati.

Insegniamo a queste persone che in fondo poi non sono deboli.

 

 

 

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